Balaton Gravel Derby 2026: 371 durissimi chilometri nel reportage fotografico
07.09.26 06:25 492026-09-07T06:25:00+02:00Text: PM, Erwin Haiden, Stefan Lind, Simon Kryuchkov (Tradotto dall'IA)Foto: Lukas Salzer, Stefan LindCaldo, sabbia, 4.283 metri di dislivello e niente Gucci Gravel: le nostre due squadre vincitrici del concorso Kenda x Bikeboard hanno conquistato il secondo e il quinto posto nella classifica a squadre. Lukas Salzer ha seguito con la sua fotocamera l’avventura intorno al Balaton.07.09.26 06:25 622026-09-07T06:25:00+02:00Balaton Gravel Derby 2026: 371 durissimi chilometri nel reportage fotografico
07.09.26 06:25 622026-09-07T06:25:00+02:00 PM, Erwin Haiden, Stefan Lind, Simon Kryuchkov (Tradotto dall'IA) Lukas Salzer, Stefan LindCaldo, sabbia, 4.283 metri di dislivello e niente Gucci Gravel: le nostre due squadre vincitrici del concorso Kenda x Bikeboard hanno conquistato il secondo e il quinto posto nella classifica a squadre. Lukas Salzer ha seguito con la sua fotocamera l’avventura intorno al Balaton.07.09.26 06:25 622026-09-07T06:25:00+02:00In primavera, insieme a Kenda, abbiamo messo in palio due posti a squadre per il Balaton Gravel Derby. Nell'ultimo fine settimana di agosto è finalmente arrivato il momento: 333 partecipanti hanno affrontato la sfida di 371 km intorno al Balaton, in Ungheria. Tra loro non c'erano solo le nostre due squadre vincitrici con Simon, Markus, Stefan e Kirin, ma anche il fotografo Lukas.
Insieme non hanno portato a casa soltanto una montagna di esperienze, ma anche risultati di prim'ordine, con il secondo e il quinto posto nella classifica a squadre. Il fotografo Lukas è riuscito a trovare magnifici spot fotografici e a immortalare degnamente l'evento, con un occhio attento ai dettagli.
Quest’anno il Balaton Gravel Derby è stato duro, combattuto, emozionante e pieno di energia.
Adam Moore, Event DirectorPiccola, ma bella: Badacsony
Badacsony si trova sulla sponda settentrionale del Balaton, incastonata tra il lago e i vigneti. Ed è proprio qui che il weekend era in realtà già cominciato il giorno prima: durante il Kenda Leg Loosener si potevano ancora far girare per bene le gambe, prima che la pedalata inizialmente rilassata del mattino seguente si facesse molto rapidamente seria.
Qui cercheresti invano una grande area expo, chilometri di transenne e il solito circo da evento. Kenda, Shimano, un food truck, ritiro dei numeri di gara: fatto. Simon descrive l’organizzazione come «piccola, ma bella», con una buona comunicazione e un funzionamento impeccabile. Anche Stefan, che la sera prima è riuscito ad arrivare alla registrazione soltanto alle 19:45, si è detto soddisfatto dell’organizzazione. Si percepisce che dietro al Balaton Gravel Derby ci sono le stesse persone dell’Hungarian Divide.
Buongiorno, 20 per cento
Chi, guardando il Balaton, immagina una tranquilla pedalata pianeggiante lungo la riva viene smentito subito dopo la partenza. Alle 6 del mattino si lascia Badacsony e si entra praticamente senza preavviso nei vigneti. Stefan parla di magnifiche rampe al 20% e splendidi Leg Openers per gli oltre 360 chilometri ancora da percorrere. In alternativa, naturalmente, si potrebbe anche mettere in moto la circolazione con un semplice espresso...
Simon e Markus avevano studiato meticolosamente il percorso in anticipo: profilo altimetrico controllato, foto di Komoot passate al setaccio, tutti i compiti fatti. È servito solo fino a un certo punto, perché dal vivo le salite erano decisamente più dure di quanto lasciasse supporre il profilo: ripide, in alcuni tratti ben oltre il 10% e spesso abbinate a un fondo smosso.
In compenso, l'alba, i vigneti e gli scorci ricorrenti sul lago consolavano almeno gli occhi; le gambe, a quel punto, avevano altro a cui pensare.
Due squadre, due gare
Simon e Markus sono partiti davanti e forte, anzi, fortissimo. Nei primi 70 chilometri, sulle salite, si spingeva sul serio: il gruppo di testa si sfaldava regolarmente per poi ricompattarsi. Nessuno regalava nulla.
Su un lungo rettilineo lungo un canale, battuto dal vento laterale, è infine arrivata una prima svolta: un attacco ha spezzato il gruppo in drappelli più piccoli. Peccato soltanto che, a quel punto, mancassero ancora circa 300 chilometri al traguardo.
Simon e Markus hanno lasciato andare la testa. Da lì è iniziato quel gioco che rende tanto speciali le gare di lunga distanza: andare il più forte possibile, ma non così forte da pentirsene amaramente qualche ora più tardi.
Nel frattempo Stefan e Kirin avevano trovato la loro gara. Anche loro, all'inizio, hanno superato il ritmo previsto, riuscendo però ad agganciarsi a un buon gruppo. Dopo i ripidi vigneti, le strade sono diventate più pianeggianti, ma un altro problema è passato in primo piano: l'acqua. Per circa 70 chilometri non avevano trovato alcuna possibilità sicura di rifornirsi ed erano quindi ben felici di avere con sé gli zaini idrici.
Ed era ancora mattina.
No Gucci
Sulla carta, 371 chilometri e circa 4.000 metri di dislivello suonano già sufficientemente seri. Ciò che i semplici numeri non raccontano è il fondo.
"Qui il Gucci Gravel lo cerchi invano", riassume Simon con una certa precisione. Buche marcate, ghiaia smossa e strade sconnesse rendevano faticose non solo le salite, ma anche le discese. Persino in gruppo era molto più raro del previsto riuscire a tenere un ritmo rilassato al riparo dal vento.
E poi è arrivata la sabbia.
Non per chilometri, ma nei punti giusti era abbastanza profonda da distruggere ritmo e velocità con notevole efficienza. Basta un piccolo movimento sbagliato del manubrio e la velocità cala di colpo di qualche km/h; se si alleggerisce troppo la pressione sui pedali, ci si ferma quasi del tutto.
La sabbia ci è costata davvero un sacco di energie.
SimonStefan descrive gli stessi passaggi a sud del Balaton come incredibilmente faticosi da pedalare. A questi si aggiungevano lunghi rettilinei aperti e vento. Un mix interessante: in linea di principio veloce, ma nella pratica interrotto di continuo da punti in cui il percorso mostrava i denti.
L'organizzatore lo definisce un mix di Champagne Gravel, strade aperte, salite ripide e smosse, sezioni tecniche e l'ormai famigerato Sand Pit. La descrizione è corretta; soltanto sullo Champagne Gravel, forse, è meglio non soffermarsi troppo a pensare allo champagne.
35 gradi, ombra optional
Con il passare delle ore, il tempo da sogno e quasi senza nuvole della partenza si è trasformato in un ulteriore criterio di selezione: circa 35 gradi all'ombra, con l'ombra che lungo il percorso non faceva necessariamente parte della dotazione di serie.
Per Simon e Markus, le pompe dell'acqua blu nei paesi sono diventate quindi preziosissime. Riempire le borracce, raffreddare testa e corpo, ripartire.
Stefan e Kirin hanno raggiunto intorno al chilometro 100 il primo dei tre punti di ristoro. Per un evento concepito fondamentalmente come unsupported può sembrare strano, ma nella pratica, vista la scarsità di infrastrutture lungo il percorso, quei ristori erano tutt'altro che un lusso. Più tardi hanno trovato almeno un bar. Espresso, gelato, Coca-Cola e, secondo Kirin, probabilmente la torta più buona del mondo.
Dopo alcune ore in sella, tuttavia, l'obiettività gastronomica diventa un concetto piuttosto elastico.
Il lazzaretto
Prima della seconda Feed Station, il terreno è tornato più collinare, e più ripido. Con 36 gradi si sono aggiunti tratti in cui Stefan e Kirin hanno spinto le bici in salita. Vedere scendere persino i mountain biker ha almeno aiutato a elaborare psicologicamente la faccenda.
Al punto di ristoro, che ricordava più un lazzaretto, i corridori si sono poi sdraiati all'ombra. Pasta, bevande fredde, una barretta e, soprattutto, la consapevolezza di aver già superato la metà.
Nonostante tutto, per Stefan e Kirin un tempo inferiore alle 20 ore rimaneva ancora possibile. Il traguardo cominciava così ad avere un orario concreto.
Più avanti, nel frattempo, Simon e Markus erano ormai da tempo soli. Il loro gruppo si era assottigliato per molti chilometri, finché, dopo circa 250 km, i due hanno proseguito definitivamente in coppia.
La tattica di gara iniziale si era ormai trasformata in un programma piuttosto semplice: pedalare, mangiare, bere, cercare la linea, repeat.
Nei paesi l’acqua si trovava agli idranti; per rifocillarsi, invece, c’erano solo pochi negozi e i punti di ristoro
Fare gravel sul Balaton non è una passeggiataLuci accese
Simon e Markus volevano in realtà tornare a Badacsony prima del calare del buio. Il piano non è riuscito del tutto: per gli ultimi chilometri hanno dovuto comunque accendere le luci.
Verso le nove meno un quarto hanno tagliato il traguardo completamente esausti. Alla fine, nella classifica, figuravano 14 ore e 42 minuti: settimo posto assoluto e secondo nella classifica Pair. Tra le squadre, soltanto il duo Hugo Foulon/Tom Paulard è stato più veloce, con 13 ore e 38 minuti.
Per Stefan e Kirin, a quel punto, l'ultimo grande tratto doveva ancora cominciare.
Poco prima delle 22 hanno raggiunto il terzo punto di ristoro. Kirin aveva già completato la sua uscita più lunga di sempre, ma davanti a loro rimanevano ancora circa 100 chilometri. Allo stesso tempo, insieme al sole è scomparso almeno il caldo e, con il buio, molto opportunamente anche la vista di quanto ancora si sarebbe protratta la salita successiva.
Caprioli, volpi e tassi hanno preso il posto degli spettatori. L'asfalto continuava a scarseggiare.
Dopo 350 chilometri, ogni avviso del Garmin riguardo a una prossima "strada non asfaltata" cominciava ad avere un certo effetto psicologico. Palmi delle mani, polsi e fondoschiena sembravano piuttosto concordi nel giudicare la situazione. Il fatto che, persino a quel punto, gli organizzatori fossero riusciti a trovare passaggi in salita sconnessi, inclinati e pieni di washboard dimostra almeno una notevole coerenza.
Quinto posto all’una e mezza
A un certo punto Badacsony è riemersa dalla notte. Alle 1:30, dopo 19 ore e 33 minuti, Stefan e Kirin hanno tagliato il traguardo: 31° posto overall e quinto tra le squadre.
Qualche high five, due chiacchiere con gli organizzatori, e poi? Hotel, doccia, letto?
Non proprio.
I due hanno deciso di affrontare subito le circa due ore e mezza di viaggio verso casa, a Graz. A quel punto erano svegli da circa 26 ore, ma dopo 371 chilometri gravel erano evidentemente ancora abbastanza su di giri. Alcune decisioni non vanno spiegate. Bisogna soltanto sopravvivere.
Per questa gara credo proprio che abbandonerò la mia regola del «mai due volte» e segnerò in rosso la data sul calendario del prossimo anno.
StefanIl traguardo
Tra le donne, Johanna Zimmermann ha fatto gara a sé. L'atleta della Kenda-Gravel-Crew ha raggiunto il traguardo dopo 16:38 ore, 16ª overall, seguita da Emese Chovanyecz in 18:10 ore.
E poi ci sono le squadre: Hugo Foulon e Tom Paulard hanno conquistato la vittoria in 13:38 ore, ottenendo contemporaneamente il terzo posto assoluto. Subito dietro sono arrivati i vincitori del nostro concorso, Simon Kryuchkov e Markus Petermeier: 14:42 ore, secondo posto tra le coppie e settimo overall. David Sajner e Frantisek Havlicek hanno completato il podio in 18:06 ore. Stefan Lind e Kirin Kohlhauser hanno raggiunto il traguardo dopo 19:33 ore come quinta squadra e al 31° posto assoluto.
Simon consiglia il Balaton Gravel Derby a tutti quelli che amano le sfide dure, con la piccola precisazione che una buona preparazione è estremamente raccomandabile. Stefan si spinge ancora oltre. Per il Balaton vuole eccezionalmente buttare alle ortiche la sua regola personale del "mai due volte" e tornare nel 2027.
Del resto, gli resta ancora una voce da spuntare sulla lista delle cose da fare: questa volta non ha assaggiato nemmeno uno dei vini di Badacsony, un motivo più che sufficiente per tornare. E quando nel 2027 qualche centinaio di gravel bike lascerà nuovamente Badacsony all'alba per inoltrarsi nei vigneti, speriamo di esserci ancora.
Risultati migliori
- Solo uomini: 1. Benedek Borsos - 12:54 h · 2. Tadej Sedar - 13:05 h · 3. Ádám Birtók - 13:47 h
- Solo donne: 1. Johanna Zimmermann - 16:38 h · 2. Emese Chovanyecz - 18:10 h
- Pairs: 1. Hugo Foulon & Tom Paulard - 13:38 h · 2. Simon Kryuchkov & Markus Petermeier - 14:42 h (Bikeboard #1) · 3. David Sajner & Frantisek Havlicek - 18:06 h · 5. Stefan Lind & Kirin Kohlhauser (Bikeboard #2)
| Piccola, ma bella: Badacsony |
| Buongiorno, 20 per cento |
| Due squadre, due gare |
| No Gucci |
| 35 gradi, ombra optional |
| Il lazzaretto |
| Luci accese |
| Quinto posto all’una e mezza |
| Il traguardo |



